1899-1999:
Il nostro cane da pastore tedesco compie 100 anni
di Piero Alquati

La storia del passato
Verso il 1880 in varie regioni della Germania vivevano diverse razze da pastore. Anche se non tutelate nella loro purezza, avevano assunto caratteristiche abbastanza definite, indotte da una spontanea selezione artificiale ma anche dalla difficoltà dei trasferimenti che obbligavano i pastori ad allevarle impiegando il materiale disponibile. Tra queste razze vanno ricordati i cani da pastore della Svevia, della Turingia e del Wurttemberg.
I cani della Svevia erano prevalentemente scuri con il pelo del manto ricciuto, con ossatura piuttosto leggera; esisteva anche una varietà a pelo corto.
I cani della Turingia erano piccoli e forti, grigio focati, spesso con orecchio diritto, di cui esisteva una varietà a pelo corto e una a pelo irsuto.
I cani del Württemberg erano soggetti più grandi e meno dinamici, con orecchio cadente, con buon portamento della coda, di cui esisteva una varietà a pelo corto e uno a pelo irsuto.
Verso i primi anni del '900 il ritmo della vita contadina andava lentamente trasformandosi sotto la spinta delle innovazioni tecnologiche che cozzavano con le tradizioni e i ritmi della vita agricola. Per questo si avvertiva il desiderio di produrre un cane da pastore più consono alla realtà del momento, meno rozzo e sgraziato, che gratificasse le ambizioni estetiche di una popolazione borghese che si compiaceva della presenza nei propri giardini di un cane coraggioso e sicuro, dall'aspetto piacevole.
Per questo si idealizzava un modello che imponeva il manto semilungo, l'orecchio diritto che conferisce fierezza, la coda lunga e portata discesa lungo la coscia, non arrotondata sul dorso e priva di antiestetiche deviazioni.
Molti allevatori si odopravano modellando le diverse razze da gregge e i loro sforzi vennero coronati producendo soggetti che tentavano di soddisfare le nuove esigenze estetiche. Frutto di questo lavoro, nacque Philax che diede nome alla prima Società speciale della razza ma, contrasti successivi, ne videro l'estinzione. Fu il Capitano di Cavalleria Max von Stephanitz, a coordinare e valorizzare gli sforzi degli allevatori e, attraverso i suoi scrupolosi insegnamenti, pose le premesse per fondare, nel 1899, la Verein für deutsche Schäferhunde (SV).
Come racconta nel suo libro il Beppe Giani in una brillante analisi parlando della nascita e dell'evoluzione del cane da pastore tedesco, nel 1899 venne redatto da Max von Stephanitz, in collaborazione con l'allevatore Arthur Meyer, lo standard del pastore tedesco che venne approvato in un convegno di cinotecnici della SV tenutosi a Francoforte. Un documento che mostrò tutta la sua validità sino al 1957, data nella quale vennero aggiunte precisazioni, peraltro già chiare nella mente degli allevatori e dei selezionatori, piuttosto che apportate sostanziali modifiche.

L'albero genealogico della nuova Società prese origine con il primo cane registrato, Horand v. Grafrath, nato l'1.01.1895 e figlio di Kastor e Lene. La nascita di Horand, allevato da Sparwasser, trovò l'esaltazione nelle parole di von Stephanitz il quale, prima di apprezzarne le doti morfologiche che allora rappresentavano il successo della fusione dei pregi delle razze originali, ne valutò e valorizzo le grandi doti morali costituite da un carattere vitale, docile, attento, fedele, sicuro, vigile e difensore e ugualmente pieno di iniziative e indomito corteggiatore.
La razza neo formata cominciò a diffondersi rapidamente. Va anche detto che nella vicina Francia vivevano cani simili da pastore sottoposti ad una simile selezione tanto che nelle terredell'Alsazia e Lorena, più volte contese tra Francia e Germania, vi era che voleva arrogarsi il diritto di aver dato i natali alla razza. Ed ancor oggi, in gergo popolare, il cane da pastore tedesco viene a volte definito "lupo alsaziano". E' indubbio che la selezione tedesca fu la più rigorosa proprio per merito del Presidente Max von Stephanitz che, affiancato dai suoi collaboratori annotava i certificati di origine, i brevetti acquisititi e studiava con la figlia Hertha l'accrescimento dei soggetti nel suo meraviglioso castello. Presto venne istituita la sede della Società in Augsburg.
In virtù delle sue doti, la razza si diffuse rapidamente ma, non essendo più assoggettata alle naturali pressioni selettive imposte dal quotidiano impegno, il carattere non era sempre quello di cui era dotato Horand e i difetti caratteriali presenti nelle razze originali, di tanto in tanto, riaffioravano.
Un grave danno per lo sviluppo della razza fu provocato dagli eventi della Prima Guerra Mondiale nella quale vennero impiegati i pastori tedeschi sacrificando ovviamente i migliori e determinando un impoverimento zootecnico. In questa occasione la razza ebbe però modo di dimostrare la sua grande versatilità e compì atti di eroismo al pari di un valoroso soldato, spesso offrendo la propria vita per salvare o proteggere più combattenti. Venne impiegata per l'invio di messaggi, per trasportare munizioni, utilizzata per la ricerca e il soccorso dei feriti e coinvolta in vere e proprie azioni di guerra affrontando audacemente le più pericolose e dimostrando tutte le sue grandi doti,. Già allora il pastore tedesco fu impiegato nella conduzione dei non vedenti e in diversi tipi di ricerca e soccorso civili e militari, era cane da compagnia e difesa, vigile e attento guardiano delle abitazioni così come dedito agli svariati impieghi come cane poliziotto. Cessata la guerra, la razza dovette essere ricostruita lottando anche con disagi dalla scarsità dell'alimentazione.
Per avere nuovamente garanzia delle doti di carattere, nel 1920 fu proclamato Sieger Erich v. Grafenwerth, un campione che obbligatoriamente aveva superato una prova di lavoro. Una decisione promossa dalla SV per mantenere e continuare lo sviluppo della propria razza, essendo conscia che le sue attenzioni non potevano essere rivolte solo alla morfologia, ma anche al carattere che doveva essere frutto di buoni impulsi per soddisfare i molteplici utilizzi cui poteva essere destinata.


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